mercoledì 11 settembre 2019

Storie e Ritratti: Kati Horna




Kati Horna, messicana "per convinzione"

Il cartoncino, segnato da pallidi timbri, porta l'intestazione della Oficina de Propaganda Exterior e, in data 17 maggio 1937, afferma che la tal compagna fa parte della suddetta Oficina e può quindi circolare ovunque. Un rettangolino vuoto rivela l'assenza di una foto-tessera strappata via: quella di Kati Deutsch, nata a Budapest nel 1912 in una famiglia ebrea colta e benestante e arrivata in Spagna su invito della CTN-FAI, per realizzare un libro fotografico che si intitolerà España? Un libro de imágenes sobre cuentos y calumnias fascistas: el álbum de propaganda antifascista. 

Storie e Ritratti: La città dei Cesari



Una leggenda senza fine

"... Una fortezza di montagna, situata ai piedi di un vulcano e sovrastante un bellissimo lago. C'era un fiume, il Río Diamante, ricco di oro e pietre preziose. Ci volevano due giorni per attraversare la città, che aveva un'unica entrata difesa da un ponte levatoio. Gli edifici erano di pietra scolpita, le porte tempestate di gioielli, i vomeri erano d'argento e il mobilio della più umile dimora d'argento e d'oro. Non esistevano malattie; i vecchi morivano serenamente, come colti dal sonno. Gli uomini portavano cappelli a tricorno, giacche blu e mantelli gialli (colori dell'Essere Supremo nella mitologia india). Coltivavano pepe, e le foglie dei loro ravanelli erano così grandi che ci si poteva legare un cavallo".
Così, nel suo "In Patagonia" Bruce Chatwin parla della Ciudad de los Césares, la Città dei Cesari, che gli viene in mente una volta arrivato a Paso Roballos ("Sembrava proprio il luogo della Città d'Oro, e forse lo era"), l'estrema frontiera meridionale tra Cile e Argentina, tra montagne dai colori inverosimili, un lago dalle sponde di un bianco accecante, lagune blu zaffiro, migliaia di cigni dal collo nero e fenicotteri rosa.

martedì 10 settembre 2019

Da leggere: Valeria Luiselli

Valeria Luiselli


Tenere fuori, chiudere dentro

Succede, a volte, che un richiamo imprevisto induca uno scrittore a interrompere la stesura di un'opera per dedicarsi a un'altra, percepita come più urgente. Accadde, per esempio, a José Donoso quando nel 1973 mise da parte il testo cui stava lavorando, Lagartijia sin cola, per dedicarsi a Casa de campo (sontuosa allegoria della situazione politica e sociale cilena), spinto - sostenne la figlia Pilar - dall'improvvisa notizia del golpe.
A Valeria Luiselli, forse la più celebrata tra le giovani scrittrici messicane di oggi, è accaduto qualcosa di simile proprio mentre progettava un nuovo romanzo, alla fine di un lungo viaggio con marito e figli nei giorni della cosiddetta Border Crisis, quando il brusio della radio, i titoli dei giornali e le voci della strada sembravano ripetere sempre la stessa notizia: migliaia di bambini e ragazzi, provenienti dal Centro America e dal Messico stavano entrando negli Stati Uniti clandestinamente e con ogni mezzo, in cerca di una famiglia che li aveva preceduti, o semplicemente della sopravvivenza.

Da tradurre: Álvaro Enrigue

Álvaro  Enrigue


Ora mi arrendo, e questo è tutto


Si ignora se verrà tradotto in italiano, ma esiste un altro e differentissimo racconto dello stesso viaggio narrato da Valeria Luiselli. Ne è autore Álvaro Enrigue, scrittore messicano di notevole valore ed ex marito dell'autrice di "Archivio dei bambini perduti", nonché "originale" del padre che, mentre guida, narra ai bambini le sconfitte degli Apaches Chiricahua e dei loro capi Geronimo e Cochise. In Ahora me rindo y eso es todo, insolito romanzo storico pubblicato l'anno scorso da Anagrama, Enrigue unisce il resoconto quasi diaristico di vicende familiari e personali alla complessa narrazione su una cautiva bianca e sull'ufficiale messicano che, dopo averla tanto cercata, la lascia libera di fondersi con l'alterità Apache. 

sabato 3 agosto 2019

Da tradurre: Lucía Lijtmaer



Lucía Lijtmaer




Ofendiditos di tutto il mondo, unitevi

 

Casa editrice nata nel 1969 a Barcellona e protagonista, all'epoca, di numerosi scontri con l'ancora imperante censura franchista, Anagrama è arrivata al suo cinquantesimo compleanno con un catalogo di quattromila titoli tra letteratura e saggistica, due famosi premi letterari (cui quest'anno si è aggiunto quello per la crónica, cioé il giornalismo narrativo, intitolato al messicano Sergio González Rodríguez) e un intatto livello di qualità, sul quale continua a vegliare il fondatore Jorge Herralde, nonostante abbia ormai ceduto la sua creatura al Gruppo Feltrinelli. Uno dei primi frutti della stretta collaborazione tra Herralde e Silvia Sisé, la nuova direttrice editoriale, sono i Nuevos Cuadernos Anagrama, che fanno diretto riferimento a una delle principali collane degli inizi: piccoli ed eleganti volumi dalla copertina monocroma, dedicati a brevi saggi che esplorano le inquietudini del presente in modo incisivo e polemico. 

Da leggere: Elvira Navarro

Elvira Navarro


Il neoliberismo produce follia

Tra le più singolari esperienze dell'editoria europea c'è senza dubbio quella di Caballo de Troya, un minuscolo marchio della Penguin Random House (quasi un raffinato capriccio, per un colosso dalla spiccata vocazione commerciale), creato quindici anni fa dall'editor, critico e saggista Constantino Bértolo per dare spazio a scritture nuove e originali. Proseguito dopo il pensionamento di Bértolo, nel 2014, con la scelta audace di affidare ogni anno la scelta dei titoli a un giovane scrittore e di puntare soprattutto sul formato elettronico, il progetto ha fatto da levatrice ad autori ancora sconosciuti, che hanno poi raggiunto un pubblico più vasto. Tra loro spicca Elvira Navarro (la prima, tra l'altro, a diventare editor temporanea di Caballo de Troya, dopo l'uscita di Bértolo), che col suo libro d'esordio, La ciudad en invierno, suscitò a suo tempo l'entusiasmo di Enrique Vila Matas e che oggi, dopo quattro romanzi e un recentissimo libro di racconti, si presenta come una delle voci più intense e apprezzate del panorama letterario spagnolo.

venerdì 12 luglio 2019

Da leggere: Pedro Lemebel

Pedro Lemebel

Scomode memorie dal sottosuolo
Una giovane narratrice e un suo collega più anziano, popolarissimo in patria e appena approdato alla notorietà internazionale, si incontrano durante un avvenimento culturale e si scambiano battute pungenti ma affettuose. "Sei troppo grasso, Pedro" conclude lei, cercando di avere l'ultima parola, e l'altro, come sempre in abiti vagamente muliebri e tacchi alti, ribatte tenendosi la pancia: "Si vede così tanto che sono incinta di Bolaño?". A raccontare quel breve incontro è Lina Meruane in un articolo scritto in morte di Pedro Lemebel, scomparso nel 2015 a sessantadue anni per un cancro alla laringe, lui che, a differenza di tanti suoi amici, era riuscito a sfuggire alle grinfie dell'Aids.