mercoledì 18 luglio 2018

Da leggere: Mario Levrero


Mario Levrero
 

Lasciate fare a lui

Nel colloquio con se stesso che conclude un libro di racconti del 1992, Mario Levrero – o meglio Jorge Mario Levrero Varlotta, scrittore uruguayano ormai leggendario, alla pari con Onetti e Felisberto Hernández - espresse apertamente la sua antipatia per le interviste, mentre altrove definì la critica accademica “una forma di repressione in stile poliziesco”, ovvero un tentativo di “impedire che la follia contenuta in un’opera contagi come un’epidemia tutta la società”. Accettò varie volte, tuttavia, di concedere interviste oppure di registrare lunghe conversazioni con vecchi amici e con allievi dei suoi laboratori di scrittura, ammettendo che il dialogo con il critico è “fastidioso per l’autore, ma necessario perché una letteratura cresca e si sviluppi”. E, anche se rifiutò l’inserimento nella categoria nazionale dei raros (cioè degli scrittori eccentrici e inclassificabili), o di essere almeno in parte etichettato, con proditoria superficialità, come autore di fantascienza, non contraddisse il tentativo di delineare alcuni filoni all’interno della sua opera.

martedì 26 giugno 2018

Da leggere: Max Aub


Max Aub 
 
Jusep Torres Campalans, ovvero l’anello mancante
Nel giugno del 1958, il quotidiano messicano Excélsior pubblicò sette articoli in cui annunciava l'inaugurazione di una mostra insolita, dedicata al defunto pittore catalano Jusep Torres Campalans e curata da Max Aub, scrittore nato a Parigi nel 1903 in una famiglia ebrea di origine tedesca, cresciuto in Spagna, fuggito in Francia dopo la sconfitta della Repubblica e infine esiliato in Messico, dove sarebbe morto nel 1972. Aub sosteneva di aver conosciuto Campalans nel Chiapas, dove il pittore viveva da quarant'anni tra gli indios chamulas, e che due lunghi colloqui con quel vecchio bizzarro, catalanista convinto, anarchico e fervente cattolico, lo avevano indotto a indagare su un personaggio intimamente legato alle avanguardie del primo '900, eppure del tutto sconosciuto. Così, grazie a lunghe e pazienti ricerche, aveva raccolto materiali sufficienti a confezionare un corposo volume pubblicato dal Fondo de Cultura Económica, ed era fortunosamente venuto in possesso delle opere scampate alla distruzione da parte dell'artista, deciso non solo a scomparire, ma anche a cancellare la propria pittura.

domenica 17 giugno 2018

Da leggere: Lola Larra e Vicente Reinamontes

Lola Larra e Vicente Reinamontes


La rivoluzione pinguina

La chiamavano revolución pingüina, per via delle divise bianche e nere che gli studenti dei licei indossavano a scuola. E fu davvero una rivoluzione: il primo grande movimento studentesco post-dittatura che, fra centinaia di occupazioni e immensi cortei, nel 2006 chiese la riforma della LOCE, ossia la Ley Orgánica Constitucional de Enseñanza, entrata in vigore il giorno prima che Pinochet abbandonasse il potere e progettata per introdurre una sorta di sfrenato “neoliberismo educativo” affidato all’iniziativa privata, suggellando così le diseguaglianze di una società in cui, ancora adesso, il presidente appena rieletto si azzarda a definire l’istruzione non un diritto, ma un “bene di consumo”. 

giovedì 7 giugno 2018

Da leggere: Nona Fernández


 Nona Fernández


Se non lo so, lo immagino

Sono nata nel 1971, avevo due anni quando c’è stato il golpe militare. Sono cresciuta in quel periodo strano e oscuro che è stata la dittatura cilena, e ho conosciuto il mondo attraverso manifestazioni, elicotteri, funerali e veglie. Faccio parte di una generazione mezzo perduta, che non è stata protagonista di nulla, ma che ha osservato con occhi da adolescente e ha cercato di darsi da fare alla sua giovane età. Credo che in fondo siamo un po’ condannati al ricordo. Forse proprio per questo, senza premeditazione, senza intenzione, come un atto organico, ogni mio libro l’ho scritto pensando ai bambini che siamo stati”.
Così la cilena Nona Fernández parla della memoria, nel discorso tenuto alla Feria del Libro di Guadalajara, durante la cerimonia in cui ha ricevuto nel 2017 il premio “Sor Juana Inés de la Cruz” per il suo sesto romanzo, “La dimensione oscura” - apparso in Cile nel 2016 e ora pubblicato da Granvia nella bella traduzione di Carlo Alberto Montalto (pag. 214, e. 16) - nel quale l’autrice conferma una volta di più la sua capacità di reinventare come nessun altro l’ormai codificata narrazione della dittatura, discostandosi da qualsiasi modello ed evitando ogni possibile luogo comune.

lunedì 7 maggio 2018

Da leggere: Marta Sanz


Marta Sanz

Il mestiere di attore, una metafora della precarietà

Un giovedì qualsiasi a Madrid, verso le sette di sera, il tacco di una scarpa femminile si conficca nella fessura di una griglia di ventilazione, nel centro esatto di Puerta del Sol. La scarpa appartiene a Valeria Falcón, matura attrice di qualche notorietà, che, subito prigioniera di un paralizzante attacco di panico e ruotando su quel tacco simile all'ago di un compasso, scatta incessanti polaroid mentali della piazza e del suo brulicante paesaggio umano, avvolto da odori e suoni di intollerabile densità.

venerdì 4 maggio 2018

Da leggere: Patricia Ratto


Patricia Ratto

Là dove l'oceano è più profondo, la storia dell'ARA San Luis.

Sono passati quasi quarant'anni dalla breve guerra che, tra l'aprile e il maggio del 1982, seguì all'invasione delle isole Malvine (piccolo arcipelago dell'Atlantico meridionale e sin dal 1833 territorio d'oltremare del Regno Unito, ma costantemente rivendicato dalla Repubblica Argentina), voluta dal generale Galtieri per occultare le difficoltà della giunta militare. E proprio come l'ultimo tentativo di sopravvivenza da parte della dittatura, cui la disastrosa sconfitta assestò il colpo finale, viene ancora oggi letto questo surreale episodio bellico: una lettura alla quale, però, se ne sono aggiunte e sovrapposte altre più complesse e articolate, che hanno dato vita a una vasta produzione documentaria e memorialistica e soprattutto a un fiume di romanzi e racconti, le cui opere fondanti restano Los Pichiciegos di Fogwill ("Scene da una battaglia sotterranea", Sur 2011), scritto in presa diretta nel 1982 da uno dei più brillanti ed eterodossi fra gli autori argentini, e Las Islas (1999) di Carlos Gamerro,  scrittore e critico mai tradotto in Italia.

martedì 27 marzo 2018

Da leggere: Haroldo Conti


Haroldo Conti


Un uomo senza barca non è completo

Il 19 maggio 1976, a meno di due mesi dal colpo di Stato che aveva dato  inizio alla più sanguinosa dittatura della storia argentina, il generale Videla pranzò alla Casa Rosada con quattro ospiti alquanto insoliti: due celebrità letterarie quali Ernesto Sabato e Jorge Luis Borges, un autore modesto come Horacio Esteban Ratti, presidente della Società Argentina degli Scrittori, e un anziano gesuita, Leonardo Castellani, considerato vicino alla destra nazionalista e sospeso a divinis per l'eterodossa attività politica.